Conserva, dimentica e ricorda: l’estetica di Sandra Hauser

Osservate attentamente, sarà come aprire un armadio dimenticato, di quelli stile art nouveau, accarezzati da uno strato morbido di polvere la cui serratura è difficile da scardinare

di Caterina Mirijello

fonte immagine: sandrahauser.org

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Osservate attentamente, sarà come aprire un armadio dimenticato, di quelli stile art nouveau, accarezzati da uno strato morbido di polvere la cui serratura è difficile da scardinare.

Sandra Hauser  è un po’ così: decadente ma romantica, esagerata per certi aspetti, forse un po’ austera però dai sentimenti fervidi e incontenibili.

Sarà difficile aprire quell’anta, ma una volta aperta fiori appassiti dentro teche di vetro, innumerevoli biglie scintillanti, tante quanti i sogni di un bambino, minuscole bambole di porcellana, alcune ormai sfinite e senza corpo, altre che conservano lo sguardo felice di un tempo. E ancora: vestiti consunti e altri nuovi, intrisi però di un odore rimasto fermo per anni, fotografie velate dal colore del tempo, di quelle in bianco e nero che però lasciano traccia di colori, applicati da mani precise e laboriose. Disegni essenziali, linee perimetrali che contengono il desiderio di un momento, l’ipotesi di un’azione.

Sandra Hauser raccoglie minuziosamente ogni suo ricordo, ogni suo sentimento. A volte, impacchetta tutto e ripone il suo mondo in un angolo di una città per chiuderlo e lasciarlo maturare.

fonte immagine: sandrahauser.org

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Altre volte decide di sezionare in maniera chirurgica il suo inconscio, fino ad estrarre ciò che rimane di un amore parossistico, per versarlo in un barattolo catalogandolo a dovere.

La sua arte si materializza sotto molteplici forme: fotografia, scultura, video, installazioni ed in ognuno di essi c’è la ricerca dell’io, della propria persona. A volte manifestandosi all’improvviso, altre volte solo dopo momenti di ricerca, di depersonalizzazione.

fonte immagine: sandrahauser.org

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Così, “Devi morire prima di morire” in cui nel processo di riproduzione dell’opera di Caravaggio è da individuare il senso più intimo di ricerca: spostare il fuoco dell’osservatore da colui che agisce verso colui che subisce l’azione. E la ricerca si compie in toto in C-A-R-P-E-N-E-D-O. E’ lì, che lo sguardo altrui si identifica con l’artista nella ricerca di oggetti: li ritrova e li ripone al loro posto, per ricomporre idealmente il proprio passato, proprio come si riassembla una bambolina di ceramica ormai distrutta.

 

Sandra Hauser, tedesca ma con sede fissa a Roma, opera a livello internazionale e da qualche anno è l’autrice, assieme a Nicole Voltan, di Scala C, un momento di scambio artistico in cui il suo mondo diviene una galleria d’arte, ricca di proposte e installazioni di vario genere. Al momento si trova al Kunstverein Rosenheim con la sua personale Sandra Hauser at Kunstverein Rosenheim.

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