La scuola trema

Secondo le dichiarazioni del Sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi, presto saranno abolite le graduatorie d’Istituto che regolano le supplenze brevi. Tremano i precari della scuola, timorosi di perdere l’unica modalità per accedere a una cattedra

di Guglielmo Sano

precari-stancaIl Sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi continua a regalare annunci e proclami a dir poco preoccupanti riguardanti la scuola e il suo destino. Sulle testate giornalistiche è diventato difficile seguire le molteplici interpretazioni che vorrebbero leggere tra le righe del fantomatico “progetto Giannini-Reggi”, un programma di riforme per l’istruzione pubblica che, se non avesse un po’ della “leggenda metropolitana” e un po’ della “palese bufala”, sarebbe davvero “temibile” – come tutti i “progetti” scolastici vagliati negli ultimi 15 anni, d’altronde.

In questo caso, prima ci è toccato ascoltare la proposta che vorrebbe per gli insegnanti una settimana di 36 ore e scuole aperte 11 mesi l’anno fino alle 22. Adesso, invece, Reggi ha annunciato che l’intenzione del governo è quella di abolire le graduatorie d’istituto per le supplenze brevi.

Sarà la calura estiva, sarà la ventata di energie che la “bella stagione” porta con sé; resta il fatto che, nelle scorse settimane, Reggi è diventato incontenibile e, (quasi) sostituendosi al Ministro Stefania Giannini, aveva dichiarato perentorio: “le scuole devono diventare il centro civico delle città, a giugno e a luglio i genitori non sanno dove mandare i loro figli. Scuole aperte 11 mesi su 12”. Come se si potesse chiedere agli insegnanti di essere psicologi, assistenti sociali oltre che baby sitter, anche se amaramente si potrebbe rilevare come alcuni insegnanti già fanno loro malgrado tutte queste cose.

Sulla stessa riga aveva contestualmente aggiunto che le scuole dovrebbero restare in funzione dalle 7 di mattina fino alle 22 di sera e gli insegnanti lavorare per 36 ore settimanali. In più aveva proposto di affidare la valutazione degli insegnanti ai presidi, sganciando gli aumenti dall’anzianità di servizio e consegnandoli a un incontrollabile “principio competitivo”.

Meno male che in seguito si sia rimangiato tutto dicendo semplicemente “scusate ho detto una stupidaggine”. Quello delle 36 ore, ha poi precisato Reggi, “sarà il limite massimo a disposizione di ogni insegnante, non un obbligo” – ma in molti si chiedono se sia al corrente del fatto che le sue proposte richiedono un sostanzioso investimento di denaro pubblico.

Al momento, come farebbe il governo a pagare gli insegnanti che accogliessero la sua proposta di maggiori straordinari? E gli straordinari delle altre professionalità presenti nelle scuole? Chi pagherebbe l’impennata delle bollette di luce e riscaldamento dovuta alla dilatazione degli orari nell’Italia dei Presidi che meditano di chiudere il Sabato per risparmiare? A parte il fatto che la maggior parte degli insegnanti già lavora anche per più di 36 ore settimanali – considerando anche quello che si fa a casa, i “rientri” etc. – mai nessuno che pensi a tutte le spese aggiuntive che bisogna fronteggiare per svolgere il proprio mestiere, senza che un euro sia “detraibile”.

“Nessuno ha mai parlato di 36 ore di lezione. Le ore di insegnamento restano costanti, e 4a8dea172fa150ba1bd519231a12dfb332b850f6d3ca241dc769c11aquindi 18 ore per le superiori, 22 per le primarie e 25 per le materne”, a una specifica domanda in merito alle precedenti affermazioni, così ha risposto Reggi ai microfoni di Radio Anch’io il 7 Luglio. Tuttavia, ha voluto ribadire il sottosegretario, l’orario di lavoro dovrà essere oggetto di una nuova revisione e contrattazione.

I sindacati e i lavoratori – che finora hanno reagito uniti – sono avvertiti: il governo marcerà sui loro “privilegi”, almeno fino a quando non saranno contenti di “lavorare” più di adesso, ma si considereranno fortunati per aver scampato le 36 ore. Insomma, prima è stata lanciata una provocazione (alla quale poi è stato aggiustato il tiro) in vista di quello che sta assumendo i tratti di un vero e proprio “gioco al rialzo” che si svolgerà sulla pelle di una categoria già abbondantemente martirizzata.

Ma non solo chi già fa parte della categoria ma anche chi aspira ad accedervi, ultimamente, ha dovuto capire in fretta che l’accoppiata Giannini-Reggi è determinata a una dura battaglia contro la “scuola come ammortizzatore sociale”. Sono parole dello stesso Reggi che fanno eco a quelle pronunciate, qualche anno fa, da una certa Maria Stella Gelmini. Perché si possa attuare il tanto sospirato cambiamento di “verso” della scuola italiana, secondo l’ex sindaco di Piacenza, si dovranno abolire le graduatorie d’istituto per le supplenze brevi. Queste non sono programmate, ma anzi improvvisate, dal punto di vista didattico. Quindi non danno valore aggiunto: la proposta è quella di affidarle a insegnanti di ruolo, non conta che alle graduatorie in questo momento siano iscritti 300mila precari.

Questi ultimi, oltre al fatto che se passasse una tale norma dovrebbero cercare un altro lavoro, finora hanno tenuto in piedi le casse degli atenei italiani – lasciate sempre più a secco dai finanziamenti pubblici, pagando profumatamente per i vari tipi di corsi di abilitazione (talvolta anche solo per qualche “punto” in più) attivati e gestiti appunto dalle Università in questi ultimi 10 anni.

Tuttavia, ha tenuto a precisare Reggi, quest’ultima proposta è vincolata all’introduzione dell’organico “funzionale” – che “rappresenta una quota di personale docente, privo di classe, che può aggiungersi all’organico di fatto e che può servire alla scuola ad ampliare l’offerta formativa, alla sostituzione dei docenti e ad avere anche un pool di insegnanti a disposizione di reti di scuole” dice Giovanna Onnis su Orizzontescuola.it – per cui anche questa affermazione del Sottosegretario potrebbe restare, alla fine, priva di applicazione.

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