Guerra fredda sulla questione Ucraina

Putin ed Obama di nuovo a confronto. Dopo l’approdo di 15 mila militari russi in terra di Crimea, riemerge dal passato la grande rivalità ideologica, politica ed economica. Gli americani minacciano sanzioni e sostengono la Kiev rivoluzionaria

di Martina Martelloni

fonte: totalnews.it

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Quando nel corso della storia e della conseguente evoluzione degli apparati statali vi sono stati come primari narratori due potenze mondiali come Stati Uniti e Russia, il trascorrere del tempo difficilmente è riuscito a seppellire una sfida profonda alla continua ricerca della vittoria dell’uno sull’altro. Questa lezione che il passato ci impartisce, si ripete ancora oggi, nel nome dell’autodeterminazione di un popolo: il popolo ucraino.

I fatti di Piazza Maiden, terminati con la fuga dell’ex presidente Yanukovich, proseguono lasciando strascichi che pesano sul futuro di un Paese pedina di molti giochi politici internazionali, carta vincente di potenti nazioni. La Russia è scesa in campo nella sua fedele Crimea, regione “russopensante” per eccellenza, contrastante con coloro che per mesi hanno reagito fino allo stremo delle forze nella capitale Kiev.

La presenza delle truppe russe in territorio ucraino ha accesso un fuoco internazionale dal pericolo imminente. Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Canada e altre realtà statali obiettano con forza a quello che viene considerato lesione del diritto di sovranità di uno Stato. Oltrepassare confini nazionali immettendo una compagine militare che fa paura al neo governo ad interim di Yatsenyuk, una mossa punitiva avviata da Putin, colui che sull’Ucraina detiene una tale sfera di influenza da determinarne le scelte economiche e diplomatiche.

Martedì 4 marzo, nella gelida mattinata di Mosca, si è tenuta una conferenza stampa sull’attuale crisi ucraina che riporta sullo scacchiere internazionale la diatriba Usa-Russia.

Putin controbatte alle ultime minacce proveniente dal fronte Occidentale. Il rischio di sanzioni e blocco degli scambi commerciali, incontri bilaterali con la bandiera a stelle e strisce non costituiscono un motivo per un dietro front di Mosca. La posizione della Russia sugli affari interni all’Ucraina è di un chiaro sostegno alla fetta di popolazione filorussa ed al vecchio reggente Yanukovych considerato fallito e non più rieleggibile, ma comunque destituito con un “colpo di Stato”, così lo ha definito Vladimir Putin.

La macchia militare russa si avvia al ritiro dalla Crimea, regione che non sembra essere considerata dal presidente Putin territorio ucraino. Smentisce un probabile ed imminente invio di altri soldati in quella terra che invece rientra nella sovranità di Kiev, anche se in futuro le cose potrebbero cambiare. Nessuna promessa, nessuna aspettativa, solo momentanee previsioni.

Il giudizio della comunità internazionale che fa capo agli Usa, trova in Putin un muro impenetrabile. Se le sue azioni in Ucraina sono state considerate illegittime, allo stesso modo (a detta del presidente) vanno definite quelle “missioni” che gli stessi hanno avviato in tempi non troppo lontani nella cerniera dell’Afghanistan, in Iraq, in Libia. Contrattacca con altro attacco, ecco la strategia di Putin.

Dall’altro lato dell’emisfero, nella Casa Bianca si decide sulle minacciate sanzioni da imputare a Mosca, tutta l’amministrazione Obama affianca la Kiev rivoluzionaria ed è pronta a tenderle la mano anche attraverso la via economica – si annunciano circa 1 milione di dollari di aiuti.

Il duro conflitto retorico coinvolge e travolge anche e soprattutto l’Unione Europea. Da una parte i ferrei rimproveri di Hollande e del premier Inglese, dall’altra le più timide posizioni di Italia e Germania. Una comune scelta politica europea sulla febbricitante Ucraina e sul temuto invasore Russo, potrebbe essere partorita nel prossimo Vertice di Bruxelles di giovedì 5 marzo.

Nel caos internazionale che fuoriesce dalle sfere di potere, ci si dimentica di chi quel caos che stordisce lo vive da mesi, nelle città dell’Ucraina. Minoranze russofone reclamano la protezione della Grande Madre Russia, i rivoluzionari europeisti invocano il sostegno dell’Ue e della Nato. Ma il riemergere di questa Guerra Fredda è trattativa complessa sui tavoli americani e russi.

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