Acqua e arsenico a Viterbo, storia senza fine

L’assessore comunale Fattorini: “Chiedo scusa a tutti i viterbesi”

di Lorenzo Tagliaferri

Un cartellone affisso a Viterbo sul divieto di utilizzo dell'acqua potabile

Un cartellone affisso a Viterbo sul divieto di utilizzo dell’acqua potabile  (fonte immagine: ilmessaggero.it)

In ordine cronologico, nella giornata di sabato, sono arrivate, per ultime, le scuse alla cittadinanza dell’assessore Massimo Fattorini, sulla situazione imbarazzante riguardo la presenza di arsenico nelle acque della Provincia di Viterbo.

In relazione ai richiami della Comunità europea sulla questione arsenico, dopo la scadenza dell’ultimatum lo scorso 31 dicembre per la messa in regola degli impianti di depurazione, la situazione della Tuscia è quella che sicuramente ha evidenziato e portato alla luce i peggiori disagi e le peggiori negligenze.

Fattorini alle scuse ha aggiunto la necessità di un intervento immediato per la dearsenificazione delle acque nelle zone che hanno evidenziato i maggiori dissesti, soprattutto per permettere a persone con problemi di deambulazione o gravemente malate di non dover obbligatoriamente sistemarsi in fila, come nel caso della città di Viterbo, ai distributori automatici di acqua potabile installati per sopperire ai disagi di questi giorni.

Tra le province del Lazio, quella di Viterbo è quella che presenta i casi più preoccupanti ed allo stesso tempo lontani da un soluzione pratica. Alcuni di questi avevano, relativamente all’anno 2011, numeri che definire fuori norma sembra un eufemismo. Si passava dalla fascia compresa tra gli 11 e i 20 microgrammi/l delle zone di Villanova, Santa Lucia e San Martino al Cimino (solo per citarne alcune), fino ai 21-50 microgrammi/l di zone come Carcarelle e Tobia.

Due anni non sono ovviamente bastati per trovare una via d’uscita e non dover ancora incappare nelle salatissime multe della UE. In questa ottica si inquadrano chiaramente la totale mancanza di azione e le inadempienze delle amministrazioni comunali interessate, che si sono viste chiudere la porta in faccia dal Prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero, riguardo la possibilità di istituire una task force che funzioni da raccordo tra le varie amministrazioni coinvolte.

Mancando i riferimenti delle strutture pubbliche sono le associazioni dei consumatori ad agire nel pur ristretto campo delle loro possibilità e competenze. Il Codacons ha tenuto nella giornata di sabato un’assemblea pubblica nella cittadina di Tarquinia presso la Società Tarquinense d’arte e storia, durante la quale, attraverso la voce del presidente Codacons, Carlo Rienzi, si sono chiariti gli spazi di manovra per ottenere un doveroso rimborso di quanto fin qui patito, ovvero la possibilità di ottenere risarcimenti nell’ordine di 1.500 euro e la riduzione delle bollette da saldare in stato di disagio per via dell’arsenico.

I disagi di migliaia di cittadini non possono certo essere diluiti in semplici richieste di perdono da parte di quelli che i primi artefici di una situazione imbarazzante. Se mai si potrà arrivare ad una soluzione che soddisfi tutti questa non deve eludere doverose sanzioni verso chi ha contribuito a produrre tale condizione di disagio, assicurando l’impossibilità di reiterazione di un reato che direttamente coinvolge e compromette la salute pubblica dell’intera comunità.

Per saperne di più:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_gennaio_3/arsenico-ordinanze-e-autobotti-dopo-fine-deroghe-2113388613818.shtml

Fonte immagine:
http://www.ilmessaggero.it/viterbo/viterbo_acqua_arsenico_divieti/notizie/241597.shtml

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